A cura di Monica Piancastelli.
Nel novembre 2023 ho scoperto casualmente questo inaspettato ed importante Museo del Giocattolo Giapponese.
Mi trovavo a Himeji, Prefettura di Hyōgo, nell’isola di Honshū, in un giorno grigio e piovoso per visitare il famoso Airone bianco, un castello/fortezza medievale che, nonostante i numerosi rimaneggiamenti e restauri, continua ad essere tra i meglio conservati del paese, essendo sopravvissuto a numerose guerre ed incendi.
La fortuita scoperta è avvenuta a metà pomeriggio e, una vola raggiunto il Museo, ho avuto a disposizione solo un paio di ore per visitarlo, grazie alla gentilezza del Direttore che ha posticipato la chiusura di trenta minuti.
Non mi aspettavo un complesso così esteso! Il Museo è infatti composto da ben 6 edifici, situato in un’area rurale a 10 km da Himeji. Si prende la linea Bantan dalla stazione ferroviaria JR di Himeji e dopo circa 15 minuti si scende alla stazione Koro dalla quale, con altri 15 minuti a piedi, si raggiunge il Japan Toy Museum, nato grazie all’opera meritoria del Sig. Shigeyoshi Inoue.
Le notizie che seguono sono solo in parte frutto della brevissima e concitata visita effettuata e sono tratte soprattutto dalla brochure.
Circa sessant’anni fa il fondatore del Museo, rendendosi conto di quanto si stava perdendo del mondo dell’Infanzia e per preservare la memoria dei giocattoli tradizionali per le generazioni future, iniziò a cercarli e a raccoglierli; in un primo momento solo quelli giapponesi ed in seguito anche altri provenienti da molte parti del mondo.
A partire dal 1963 e per una ventina di anni il Sig. Shigeyoshi. ha ospitato circa 5000 giocattoli nella sua abitazione di 64 mq rendendo disponibile la loro visione al pubblico.
Negli anni successivi poiché il numero dei giocattoli e dei manufatti ludici continuava ad aumentare sempre più, si rese necessaria un’altra collocazione.
Dal 1984, grazie alla sensibilità e al coinvolgimento dell’Amministrazione locale, tutta la raccolta, che ormai ha raggiunto gli oltre 9000 oggetti, ha trovato spazio nella sistemazione attuale di sei edifici, di cui uno a due piani, per un totale di 700 mq.
La collezione comprende giocattoli giapponesi in legno, carta, argilla e materiali artificiali, dalla seconda metà dell’800 all’età moderna oltre a decorazioni dei vari Festival giapponesi annuali dedicati alle Bambine e ai Bambini e giocattoli etnici provenienti da 150 paesi del mondo.
In particolare, gli edifici 2-3-4 ospitano mostre permanenti, gli edifici 1 e 6 accolgono speciali sezioni tematiche temporanee.
In particolare nell’edificio 1 sono ospitate mostre tematiche a seconda delle stagioni e dei Festival in corso durante l’anno (in tutto il paese, ovunque, ve ne sono tantissimi); in genere ci sono dai 300 ai 400 manufatti; nell’edificio 2 sono ospitati giocattoli giapponesi dalla fine del periodo Edo, attraversando le ere Meiji, Taisho e Showa arrivando quindi ai giorni attuali.
Oltre alla carta, all’argilla e al legno sono particolari gli oggetti realizzati con parti vegetali o conchiglie come ad esempio la gabbietta in paglia per il famigerato mukade, il millepiedi gigante (a questo proposito mi vengono in mente le nostre gabbiette romagnole per i grilli che ancora negli anni ’60 del secolo scorso i genitori regalavano ai piccoli.
Ricordo che mio padre me ne donò una in plastica, bianca ed azzurra andata perduta, ma conservo ancora quella in legno che lui ebbe in dono da bambino; certo i grilli mi appaiono meno pericolosi…), oppure il mikoshi, santuario shintoista in miniatura, una sorta di palanchino costruito per trasportare le divinità nei traslochi da un sacrario all’altro, realizzato con i rametti della pianta dei fagioli di soya, oppure conchiglie usate come flauti o fischietti o piccole bambole realizzate con foglie e fiori.
Nell’edifico 3, trattandosi dell’edificio di accoglienza, oltre al prezioso ed imperdibile Gift shop, sono esposti permanentemente altri giocattoli dei Festival annuali, in particolare bambole del Festival delle Bambole e manufatti dell’artigianato ludico giapponese tra cui, ad esempio le Tamari, palle realizzate in varie materiali, dalla carta alla stoffa.
Nell’edificio 4, a due piani, si possono ammirare giocattoli della tradizione popolare autocostruiti provenienti da tutto il Giappone e da altri paesi del mondo.
L’edifico 5 o Lamp house è a tutti gli effetti un luogo di ristoro, ma non come lo intendiamo noi occidentali.
Dopo tanto “pieno” (vedi alcuni aspetti dello Zen), è necessario del “vuoto” e qui i nostri sensi riposano, il visitatore si predispone ad ascoltare solo i suoni e a vedere solo le immagini della natura provenienti dal bel giardino situato davanti alla veranda ( cosa che per me, purtroppo, è risultata impossibile…)
Nell’edificio 6 trovano ospitalità ancora giocattoli e decorazioni attinenti ai tanti Festival che si tengono nel paese, durante tutto l’anno.
Finalità del Museo del Giocattolo Giapponese
Le finalità del Japan Toy Museum sono:
- preservare tutto ciò che è contenuto nel Museo;
- organizzare mostre su temi ludici mediante esposizioni permanenti e/o temporanee anche in collaborazione con altri musei;
- condurre ricerche sui giocattoli, sui manufatti di artigianato e sui festival dedicati all’Infanzia sia giapponesi che extra Giappone;
- organizzare attività laboratoriali per educare i partecipanti alla cultura ludica attraverso la costruzione di giocattoli o altri manufatti artigianali infantili;
- Pubblicizzare la pubblicazione di libri ed eventi aventi come temi i giocattoli costruiti a mano e i manufatti artigianali infantili;
- Implementare la crescita dell’attuale Associazione che supporta il Japan Toy Museum (attualmente la quota per divenirne Socio è di 1500 yen (9,60 euro) all’anno e tra i benefici vi è l’accesso gratuito al Museo senza limitazioni e l’inserimento in una newsletter per essere aggiornati sulle attività in programma.
Recapiti del Museo
Sito web:
tel. 079-232-4388
Conclusioni
I giocattoli giapponesi della tradizione popolare o denominati giocattoli folk, sin dalla loro comparsa hanno mostrato un forte legame con i riti, le leggende e le superstizioni popolari delle varie regioni del paese, soprattutto fino al 1868, quando terminò il periodo Tokugawa.
Con l’apertura al mondo occidentale nuovi impulsi e contaminazioni culturali influirono sulla realizzazione dei giocattoli lasciando molto spesso in secondo piano la tradizione locale, vedi ad esempio la costruzione di bigliodromi in legno.
Monica Piancastelli
Bibliografia
- Baten L. 1992 Japanese Folk Toys – The Playful arts, Ed. Shufunotomo Co, Ltd.
- Baten L. 1995 Playthings and Pastimes in Japanese Prints, Ed. Shufunotomo Co, Ltd.
- Tekiho N. 1939 Japanese Folk-Toys, Board of Tourist Industry – Japanese Government Railways



















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