Visita della Libera Università del Gioco a spazi gioco e aree verdi a Berlino
Nel mese di ottobre 2023, l’associazione Libera Università del Gioco (LUnGi APS www.liberauniversitadelgioco.it) in collaborazione con il prof. Stephan Riegger e la “Grün macht Schule” (GMS) di Berlino (http://www.gruen-macht-schule.de/index.php/de/ ), ha organizzato una visita ad alcuni spazi gioco e aree verdi di scuole dell’infanzia (a Berlino di fatto sono centri 0-6) e scuole primarie.
Ciò che abbiamo potuto vedere insieme a due architetti della GMS è l’esito di una progettazione che presenta fisionomie estetiche e risponde a un modello pedagogico diverso da quello che normalmente caratterizza gli spazi analoghi nel nostro paese.
Sul piano estetico è evidente l’essenzialità e la naturalità dei materiali.
Non si tratta di “arredi” predefiniti sulla base di cataloghi, ma soprattutto di installazioni all’apparenza grezze, ancorché sicure essendo rivolte a bambini di quella fascia d’età.
In altre parole la forma estetica delle strutture non suggerisce le forme del gioco; è il bambino che col proprio corpo in azione, le proprie sensibilità e l’immaginario di cui dispone dà forma ai propri giochi agendo su quelle strutture.
Ciò che colpisce quindi è il vuoto più che il pieno, la semplicità di un arredo ridotto in molti casi a semplici elementi naturali che fanno da punteggiatura nello spazio concepito come una sorta di testo/percorso.
Abbiamo visto una casetta su una sorta di palafitta ma con una forma estetica eccentrica, quasi “espressionista”, e abbiamo visto la carrozza di un vecchio tram, che trova spazio nell’area della scuola e diventa al suo interno un luogo non solo di gioco, ma anche di lettura, oppure un laboratorio.
Ci sono zone in cui la vegetazione è lasciata crescere liberamente generando possibili nascondigli, ci sono sul terreno sassi, bastoni ed elementi che i bambini possono trasportare e adattare alle loro esigenze ludiche.
Sul piano pedagogico al centro di tutto vi è l’intenzionalità di dare risalto al corpo-in-movimento del bambino e alle esperienze in presa diretta con elementi naturali.
Si tratta dell’acqua che può scorrere canalizzata e provocare interessanti attività, della terra in cui scavare, delle aree con la sabbia da modellare, di enormi sassi, quasi rocce che spuntano dal terreno e su cui i bambini (quelli che ne hanno le capacità, non tutti) possono salire.
Ci sono semplici tronchi d’albero fissati in articolate combinazioni, orizzontali e verticali, grosse funi che collegano tra loro elementi installati. È evidente che questo arredo è orientato a favorire, provocare le effordancies del bambino.
Ottenere il potenziale massimo di attività del bambino con il minimo di elementi, dove “il minimo” non è assenza, ma progettazione rigorosa sulla base dei bisogni naturali del bambino. L’adulto non colonizza l’immaginario infantile con delle forme ludiche già definite, ma si limita a provocarlo e a lasciare spazio al senso naturale dell’avventura.
Il tema del rischio, che abbiamo più volte toccato con i colleghi berlinesi, non è affatto sottovalutato. Esso è incluso nella progettazione ma in senso positivo, cioè come possibilità offerta ai bambini di “mettersi in gioco” imparando così a valutare le soglie di rischio; nessuna forma di “pericolo” è ammessa.
La certificazione sulla sicurezza viene fatta da esperti sulle installazioni progettate, che quindi possono richiedere anche interventi di correzione. Nulla è definito “sicuro” a priori, ma è l’installazione progettata che viene analizzata e ritenuta rispondente ai criteri di sicurezza, quelli europei.
Un aspetto interessante è la consistenza del fondo o della base laddove i bambini si possono arrampicare su determinate strutture (anche ad altezze che superano i 2 metri), valutando quindi i rischi della caduta.
Due le tipologie: una costituita da uno spessore di legno triturato, in inglese li definiremmo stick-wood, camminandoci sopra si ha la sensazione di una base morbida; l’altra costituita da sabbia a grana grossa, che quindi non si compatta se è bagnata e accoglie gli urti. Gli studi fatti su questi materiali e le esperienze dirette, hanno dimostrato la loro efficacia: allorché succede a un bambino di cadere, quel fondo attutisce l’urto e inibisce i danni.
Ci sono stati raccontati episodi a conferma di questo. Inoltre, aspetto non trascurabile, queste basi non necessitano delle manutenzioni periodiche che sono invece richieste dai tappeti antiurto tipici degli arredi dei nostri giardini scolastici e pubblici.
In Italia non manca la riflessione pedagogica su temi dell’outdoor education e lo sviluppo di esperienze significative in questo senso, né mancano architetti e progettisti capaci di cambiare lo sguardo sui nostri spazi scolastici, dunque: che cosa ci manca per restituire al bambino quelle esperienze che noi gli abbiamo tolto?
E infine: perché ai bambini italiani sono negate le possibilità esplorative e le avventure cognitive che i loro coetanei tedeschi hanno?
Roberto Farnè
Direttore del Centro di Ricerca e Formazione sulla Outdoor Education, Università di Bologna. Presidente dell’associazione Libera Università del Gioco.

















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